gini dupasquier

ceo e founder donnalab

Laureata in Economia alla Bocconi di Milano, Gini Dupasqier ha trascorso 5 anni come consulente in Accenture e successivamente è stata per 6 anni Engagement Manager in IMS Heath. Attualmente è founder e Ceo di Donnalab, società con l’obiettivo di promuovere l’equilibrio di genere nelle organizzazioni, e vice presidente di PWN Milan (Professional Women Association).

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • essere manager vs essere imprenditrici
  • fare impresa per far fronte ad un problema personale
  • consigli per le future imprenditrici

     

  

Ci racconta brevemente la sua carriera, le difficoltà incontrate ed i risultati di cui è più orgogliosa?

Mi sono laureata in Economia all’Università Bocconi. La mia prima esperienza professionale è stata nella società di consulenza manageriale Accenture, dove mi sono occupata di progetti di change management in vari paesi. Indimenticabili le esperienze vissute in Egitto e negli Emirati Arabi. Sono poi passata in IMS Health, una società di consulenza specializzata nel settore farmaceutico. Dopo più di 10 anni di lavoro in multinazionali della consulenza, ho poi deciso di creare qualcosa di mio, spinta anche dalla mia esperienza personale.

Da dove nasce l’esigenza di fare impresa?

Nel mio percorso professionale ho sempre avuto l’impressione di vivere in un ambiente meritocratico e non mi ero mai sentita discriminata in quanto donna. Fino a quando … sono diventata mamma. 

A quel punto ho percepito un cambio di attitudine da parte dell’azienda nei miei confronti. Al rientro dalla maternità mi sono stati tolti alcuni progetti importanti con l’obiezione “sai, nelle tue condizioni non possiamo assegnarti un cliente importante”.

Ma quali condizioni? Perché l’azienda dà per scontato che essendo diventata 

“Perchè l’azienda da per scontato che essendo diventata mamma io voglia disinvestire sulla mia carriera?” 

Gini Dupasquier

mamma io voglia disinvestire sulla mia carriera?

Così ho cercato di analizzare quello che stava accadendo in modo razionale. Cosa è cambiato in me in seguito alla maternità? Come è cambiata l’azienda, che messaggi mi ha lanciato? Che cosa mi ha demotivato? 

E allora ho messo tutti i pezzi insieme: la mia delusione, la consapevolezza che moltissime donne vivono esperienze analoghe, la sfiducia e il disinvestimento che le aziende spesso mettono in atto verso le donne e soprattutto verso le mamme.

E mi sono detta: c’è un’inefficienza, uno spreco di risorse, una miopia nel mondo del lavoro! Qui viene fuori il mio animo da consulente che intercetta un problema e cerca un modo per risolverlo e nasce Donnalab, con proposte per la gestione della maternità, il diversity management, lo sviluppo delle donne attraverso il mentoring…

Quali sono i primi passi che ha fatto da quando ha avuto l’idea a quando ha offerto il servizio sul mercato? 

Ho realizzato alcuni focus group e survey per capire sia dal punto di vista delle donne che delle aziende quali erano i problemi percepiti.

Ho studiato, letto, partecipato a conferenze di ogni tipo sul tema che stavo iniziando ad approfondire, l’empowerment femminile.

Ho cercato di guardarmi intorno, frequentare luoghi di networking, associazioni, per ampliare le mie conoscenze e soprattutto i miei orizzonti, il mio punto di vista.

Non è stato facile! Passare dall’essere il rappresentante di una grande azienda a una singola persona che propone “sé stessa” è un salto che va calibrato bene.

Quali sono pro e i contro di avere un’azienda avendo vissuto entrambe le realtà, come manager ed imprenditrice?

Tra i pro metto al primo posto la libertà: poter decidere cosa fare, con chi, quali filoni approfondire. Imboccare delle strade e poi abbandonarle, collaborare con persone nuove, sviluppare idee creative, avvicinandosi a mondi anche molto diversi. Creare sinergie, “connecting the dots”.

Le difficoltà sono che in tutto questo metti in discussione solo te stessa, i successi sono tuoi, ma anche i rifiuti e le delusioni dipendono solo da te. A volte un progetto che davi per certo non ti viene assegnato, persone in cui riponi fiducia e aspettative magari ti deludono. 

Penso che per essere una (piccola come nel mio caso) imprenditrice bisogna essere preparati a non perdersi d’animo di fronte alle difficoltà ed essere molto tenaci nel perseguire un obiettivo. Vi dico sinceramente che ci sono stati momenti di sconforto in cui rimpiangevo una scrivania e un capo che mi diceva cosa fare.

Ma alla fine non sono mai tornata indietro, perché la sfida intellettuale del mio lavoro e gli stimoli che ricevo quotidianamente mi hanno sempre ripagato, sono soddisfatta della mia scelta e della vita che mi sono costruita.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua carriera manageriale prima e sul fare impresa poi? Che rilevanza hanno avuto?

Indirettamente ho avuto come mentori ed esempio tante donne forti che ho incontrato sul mio percorso. Non solo perché mi hanno ispirato ma anche perché, quando ho iniziato Donnalab, mi hanno permesso di mettere a fuoco e ragionare su vari modelli di leadership, su cosa le donne leader possono portare di diverso rispetto agli uomini.

Nello sviluppo della mia attività imprenditoriale, una grande rilevanza è stata rappresentata dall’associazione PWN Milan, di cui oggi sono Vice Presidente. Qui ho trovato un confronto sulle tematiche specifiche ma anche consigli e stimoli a mettermi in gioco. Ricordo una conversazione con una member dell’associazione, lei americana, che mi diceva “raise your ambitions”, punta più in alto di quello che stai facendo adesso, non avere paura. Nella sua semplicità, mi ha fatto riflettere sul fatto che io per prima dovevo credere nel valore di quello che proponevo. 

Cosa si sente di poter fare come imprenditrice per diminuire la disparità di genere?

Proporre a donne, aziende, uomini nuovi paradigmi che consentano a ciascuno di valorizzare le proprie specificità e il proprio talento. Uscire dai clichè e dagli stereotipi che imbrigliano sia le donne che gli uomini, in modo da creare leaders davvero diversi, con caratteristiche e skills proprie. 

Che consigli darebbe alle aspiranti imprenditrici?

  • Credi in quello che fai: avvicinati ad una scelta imprenditoriale spinta da qualcosa in cui credi profondamente: chiediti se “senti davvero l’urgenza” di iniziare questa nuova attività, portare questa innovazione. Non è una scelta da fare alla leggera, come semplicemente cambiare azienda quando non ti trovi più bene nella precedente; nell’iniziare un’attività imprenditoriale io vedo qualcosa di idealistico.
  • Definisci un orizzonte temporale in base al quale determinare il successo e vai fino in fondo: il mio stato d’animo e il mio livello di ottimismo variano di giorno in giorno, ma mi sforzo continuamente di ricordare che i cambiamenti sono lenti e richiedono tempo. Questo è un modo per ritrovare fiducia in me stessa e per non mollare di fronte alle delusioni. 
  • Tu sei la sola responsabile delle tue azioni: è utile confrontarsi e seguire i consigli di altri, ma non farti distrarre dai tuoi obiettivi. Solo tu sai che cosa è meglio per te e per il tuo business, e, soprattutto, a nessun altro interessa quanto a te. Quindi tu devi avere l’ultima parola, sempre.

Altre storie di imprenditrici ...

Norma Rossetti
Sabina Antoniazzi
Elisa Tattoni
Martina Cusano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Follow by Email
Facebook
LinkedIn
Instagram