sabina antoniazzi

titolare e general manager
articolo v horse academy

Dopo una laurea in Lingue Orientali presso l’Università Cà Foscari di Venezia ed un Master in International Management conseguito a Phoenix in Arizona, Sabina Antoniazzi ha lavorato come manager in ambito marketing presso importanti realtà come Benetton Sportsystem, Bausch and Lomb e Luxottica.

Attualmente è la titolare e General Manager del maneggio Articolo V Horse Academy. 

 

 In questa intervista si parla di:

  • le implicazioni di un atteggiamento positivo sui dipendenti
  • creatività e diversificazione nel fare impresa
  • l’importanza di condividere le proprie esperienze con altri imprenditori
  

Ci racconti brevemente la sua storia e quando è nata la decisione di fare impresa.

Io ho fatto il liceo classico e poi ho studiato lingue orientali. Mi mancava tutta la preparazione economica per entrare nell’azienda dei miei genitori, e così ho scelto di andare negli Stati Uniti per fare un master in International Management, a Phoenix in Arizona.

Non volevo però entrare nell’azienda di famiglia prima di aver fatto delle esperienze di lavoro in altre aziende, quindi sono entrata nel mondo degli occhiali finché sono approdata in Luxottica.

Il lavoro era per me una grande fonte di soddisfazione. Il mio percorso in Luxottica a Milano è stato bellissimo, è un’azienda spettacolare che mi ha trattato sempre benissimo. Io però alla soglia dei 40 anni cercavo qualcos’altro, volevo creare qualcosa di mio in Veneto, perché vivere a Milano è difficile se non ci sei nato.

Per una serie di coincidenze e occasioni ad un certo punto decido di rientrare in Veneto lasciando Luxottica; nel frattempo i miei genitori avevano venduto l’azienda e mio padre aveva costruito una piccola scuderia.

L’idea iniziale era quella di creare un marchio di abbigliamento per l’equitazione, ma frequentando il maneggio di mio papà ho capito che ci poteva essere anche un’altra opportunità, che era quella di gestire un centro di equitazione.

Entrambe non si potevano fare, è impensabile fare bene due cose nel mondo degli affari.

Quindi alla fine scelgo di gestire un maneggio ed inizio a dedicarmi totalmente al mondo dei cavalli.

Mi sono formata, sono diventata istruttore ed ho cominciato a lavorare in campo come maestra di bambini e ragazzi.

Nel 2011 inauguriamo Articolo V Horse Academy, una nuova sede molto grande a Colle Umberto, oggi il centro più importante nel Triveneto per numero di tesserati alla Federazione Italiana Sport Equestri.

Come sono stati i primi mesi? Quali le difficoltà nel gestire un maneggio, da sola?

I primi mesi di attività sono andati bene, ma poi quando ho incominciato a capire meglio come funziona tutto quanto, il dispendio di energie e il tempo che ci devo dedicare e tutto ciò che comporta gestire un maneggio mi sono venuti dei dubbi. In più il passaggio dall’essere un manager, con un bello stipendio, ad essere imprenditore h24 è stato più scioccante di quanto pensassi, soprattutto per il carico di responsabilità.

Hai tutto sulle tue spalle, e in più circa 60 animali che devono mangiare, possono stare male, devono essere accuditi ogni giorno dell’anno. Hai una responsabilità enorme e il successo o il fallimento dipendono esclusivamente da te. Quindi sono andata un po’ in tilt.

Poi pian piano ho incominciato a voler vedere le cose per la loro reale grandezza e importanza.

Quello che mi metteva di più in difficoltà era la gestione delle persone e la relazione con le persone. Impartire dei compiti, farli rispettare dire “questa cosa va fatta meglio” mi costava una fatica enorme ed era una difficoltà che mi ero portata dietro dall’azienda.

Però io vivo di relazioni e vivo di gestione delle persone, istruttori, uomini di scuderia, genitori, bambini, allievi.

Quindi sicuramente l’orgoglio, il fatto di non voler buttare nel cestino tutto questo è stata una motivazione fortissima a lavorare su questa mia difficoltà. Ma non solo, una fonte di grande insegnamento sono stati i cavalli stessi.

Lavorando con i cavalli, soprattutto nel lavoro da terra, ho incominciato a scoprire che nel relazionarmi con loro imparavo anche molte cose su me stessa e sul modo in cui mi pongo con le persone. Ed ho ripensato al mio atteggiamento e comportamento passato ed a come avrei potuto intervenire in maniera diversa, soprattutto quando ero in azienda. Quindi ho cominciato a collegare il lavoro con i cavalli all’insegnamento e alla crescita personale.

Fondamentalmente mi hanno insegnato a lavorare sul mio modo di relazionarmi con gli altri.

Il percorso è ancora lungo però questo mi ha aiutata tantissimo.

E allora ho pensato, se ha aiutato me può aiutare tante altre persone. Ho quindi avuto l’idea di portare il cavallo in azienda, nella formazione aziendale. Pensavo a quel tempo di aver fatto la scoperta dell’America, perchè nessuno lo faceva.

Poi invece navigando su internet ho scoperto che in Germania, Inghilterra e Francia lo fanno già da tantissimi anni. Superata la delusione iniziale in Italia comunque non lo faceva ancora nessuno. Sono andata in Germania, ho fatto un corso di una settimana presso la European Association for Horse Assisted Education, un’associazione internazionale, ed ho iniziato a proporre il cavallo nella formazione aziendale ma non solo, anche in quella sportiva e personale.

La scelta di percorrere questa via è nata anche dalla necessità di diversificare il mio business proponendo più rami d’azienda, non solo quello legato alla scuola di equitazione.

Quindi a livello di business model nel mondo dell’equitazione penso di portare innovazione, proponendo una visione nuova nel modo di vedere il cavallo; considerarlo solamente come compagno sportivo è riduttivo, ha molte altre potenzialità.

Cosa significa per lei essere imprenditrice, quali i pro e i contro?

Io non sono nata imprenditrice, ma sono figlia di imprenditori cresciuta con la cultura dell’azienda.

La cosa bella e stimolante da quando ho lasciato l’azienda è scoprire di avere un’enorme creatività, perché nella mia mente nascono progetti ogni giorno e ogni giorno si presentano nuove opportunità; la realizzazione però dipende dalla squadra di persone che ti circonda, non sempre tutto è fattibile e questo a volte crea frustrazione.

Di contro hai il peso di una responsabilità enorme da portare avanti, e nel mio caso non lo posso condividere con nessuno. Mi piacerebbe tanto confrontarmi con chi come me sta facendo la stessa fatica perché molto spesso sentire che ci sono altre persone nella tua stessa situazione ti aiuta a dire “bene, non sono l’unica che sta vivendo questa cosa, queste difficoltà, vuol dire che in qualche modo sono sulla strada giusta”.

Come imprenditrice ha incontrato difficoltà in alcune trattative o nel dimostrare la validità delle sue idee solo perché donna o è sempre stata considerata alla pari?

Non ho vissuto discriminazioni in quanto donna, semmai ne ho trovate per il tipo di lavoro.

È difficile spiegare quello che il lavoro con il cavallo ti può dare ai fini della crescita personale.

Quali consigli darebbe alle giovani donne con l’idea di fare impresa?

Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha aiutata nel creare l’azienda.

Il consiglio che posso dare è un consiglio sull’atteggiamento. È un percorso molto difficile, i soldi facili non esistono. Ci sono giorni in cui io non vedo la luce fuori dal tunnel.

Ringrazio tantissimo di aver fatto sport a livello agonistico perché mi ha insegnato il senso del sacrificio, della costanza nel raggiungere un obiettivo e del fatto che non si deve mollare.

Tutti i giorni c’è un problema da risolvere, ma se ti fai condizionare da questo non ne esci più.

Devi avere la tua idea chiara in testa, tutto intorno a te deve funzionare al meglio, sempre. Non puoi mai mollare perché sennò ti crolla tutto addosso.

Soprattutto con le persone, sei un dispensatore di energia, il punto di riferimento, sei quello a cui tutti danno la responsabilità ed a cui tutti fanno costantemente riferimento.

Quello che tu sei si espande, se sei un positivo hai positività intorno se sei un negativo avrai negatività intorno.

Poi sicuramente il lavoro di squadra, da soli non si va da nessuna parte, hai il compito di motivare le persone che hai vicino a te e di creare una squadra coesa.

Le leve della motivazione sono diverse per ognuno di noi, e bisogna scoprire quali sono quelle dei nostri collaboratori. Passiamo almeno metà della nostra vita al lavoro, creare un ambiente di lavoro sereno è fondamentale per il benessere di tutti.

E poi per chi è in dubbio consiglio di fare un’esperienza in azienda, anche piccola, anche brutta ma si impara sempre, anche facendo le cose sbagliate.

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