Odile robotti

ceo e founder learning edge

Dopo una laurea in Economia Politica all’Università Bocconi, un master in Business Administration e un PhD in Psicologia, Odile Robotti ha fondato un’azienda che si occupa di formazione manageriale, Learning Edge, che tuttora dirige.

Prima di diventare imprenditrice ha lavorato in IBM e in Mckinsey.

È attualmente presidente di MilanoAltruista ed ItaliaAltruista, e professore aggiunto presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

 

 In questa intervista si parla di:

  • difficoltà del fare impresa
  • comportamenti da modificare per raggiungere la parità
  • l’importanza di creare la propria rete di relazioni 

     

  

Ci racconta brevemente il suo percorso lavorativo, i successi ed i momenti più critici della sua carriera?

Dopo la laurea in Economia Politica in Bocconi, ho passato qualche mese facendo assistentato al prof con cui mi ero laureata. Poi sono entrata in IBM, dove mi sono occupata di sviluppo applicativo in un centro internazionale basato a Segrate e poi di vendite a grandi clienti. A quel punto, dopo un MBA alla SDA Bocconi, sono entrata in Mckinsey. Infine ho deciso di fare l’imprenditrice nella formazione manageriale, area che mi aveva sempre appassionata. A quel punto ho deciso di fare un dottorato in psicologia cognitiva, che ritengo dia le basi per progettare bene la formazione.

 

Il successo ognuno lo definisce come vuole. Quello che soggettivamente considero un successo è stato saper iniziare daccapo un po’ di volte facendo cose diverse, aver saputo reinventare la mia carriera. Le criticità, di nuovo soggettivamente, le attribuisco al lavoro in un mondo del lavoro in cui il modello di leadership era maschile. Io facevo fatica a identificarmi in quel modello. Ricordo che sto parlando di qualche decade fa. Le cose sono, nel frattempo, un po’ migliorate, ma ci sono ancora donne che sono ostacolate da questo.

Da dove nasce l’idea e la volontà di fare impresa?

Volevo avere più libertà, non solo nell’allocazione del tempo ma anche nell’impostazione e nelle scelte. Come ho detto, il modello maschile mi andava stretto.

Quali sono state le maggiori difficoltà nel diventare imprenditrice? Come le ha superate?

Diventare imprenditori è inebriante, per il senso di libertà, ma faticosissimo. 

Venendo da due organizzazioni strutturate e note, IBM e Mckinsey, il fatto di non avere un marchio prestigioso e di non poter contare sul supporto di colleghi brillanti in Italia e nel mondo l’ho vissuto come una difficoltà. 

Come si fa a superarla? 

Ci si rimbocca le maniche e si stringono un po’ i denti.

“Le donne dovrebbero investire più tempo nel costruire la propria rete di relazioni. Dovrebbero diventare più visibili e connesse, se vogliono farsi strada” 

Odile Robotti

Visto il suo supporto verso attività di volontariato mirate a promuovere l’empowerment e la leadership delle donne, quali pensa siano i maggiori ostacoli che oggi impediscono al genere femminile di avere eque opportunità lavorative. Cosa per prime dovrebbero fare le donne per accelerare il processo di parità?

Anche se la condizione femminile nel mondo del lavoro ha avuto una evoluzione positiva negli ultimi 20-30 anni, vedo ancora molti ostacoli: sottili, invisibili, ma non per questo da sottovalutare. Ancora oggi, per le donne è più difficile farsi cooptare nella leadership perché il modello di leader assomiglia ancora allo stereotipo maschile, anche se sta lentamente evolvendo verso un modello androgino, cioè con caratteristiche di entrambi i generi.  Secondo me le donne dovrebbero modificare alcuni comportamenti che non sono funzionali, anzi, che le danneggiano, ma non rinunciare a restare sé stesse. E’ un esercizio di equilibrismo.

Alcuni consigli?

Un esempio di comportamento da modificare, a proposito di quello che ho appena detto, è di auto-promuoversi più spesso, di auto-candidarsi senza troppe remore, ma anche, banalmente di intervenire di più nelle riunioni, insomma di far sentire la propria voce e comunicare il proprio valore. Le donne, a causa dell’influenza dello stereotipo femminile, che le vorrebbe modeste, spesso non lo sanno fare con disinvoltura e non viene loro spontaneo.

Inoltre, le donne dovrebbero investire più tempo nel costruire la propria rete di relazioni. A questo di solito mi si obietta che non hanno abbastanza tempo per farlo, tra lavoro e famiglia. Io però ribatto che il tempo, per le cose importanti, si libera. E la rete è fondamentale per avanzare. Molte donne non lo capiscono (e devo dire che gli uomini spesso non si preoccupano di spiegarglielo).

Le donne nelle organizzazioni lavorano con dedizione, competenza e grandi capacità. È un buon punto di partenza, ma dovrebbero diventare più visibili e connesse, se vogliono farsi strada.

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