cecilia carrara

partner studio legale legance

Dopo una laurea in Giurisprudenza presso la Libera Università Internazionale degli Studi Guido Carli, un master ed un dottorato a Berlino, Cecilia Carrara è stata Partner dello studio Macchi di Cellere Gangemi e docente alla LUISS. Attualmente è Partner dello studio Legance – Avvocati Associati.

 

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • l’importanza di conoscere le lingue e di fare esperienze internazionali
  • atteggiamento verso le professioniste donne
  • bilanciare carriera e famiglia
  

Quando ha deciso di diventare avvocato?

Durante gli studi di giurisprudenza. Mi sono iscritta a legge pensando che avrei voluto fare il magistrato di sorveglianza. Poi, studiando, mi sono appassionata al diritto internazionale e comparato e ho deciso di scegliere un percorso che mi consentisse di continuare a occuparmi di quelle materie.

Ci racconta brevemente la sua carriera?

Non mi piace parlare di carriera, ma di percorso professionale. Appena laureata, non conoscevo il mercato legale poiché non avevo familiari giuristi. Feci il mio primo colloquio prima di laurearmi in un ottimo studio legale interessato alla mia conoscenza del tedesco e cominciai a lavorare subito dopo la laurea. Lì trovai degli eccellenti maestri che mi permisero anche di continuare a studiare, sostenendo un mio master in Germania in diritto commerciale e poi favorendo una mia esperienza professionale di quasi un anno nel migliore studio legale in Germania. 

Rientrai quindi in Italia, ma sentivo che non avevo ancora concluso la mia ricerca. In parallelo al lavoro in studio, ottenni una prestigiosa borsa di studio per un dottorato a Berlino e vinsi un concorso per un contratto di ricerca in diritto commerciale comparato alla LUISS. Così, per quattro anni mi dedicai allo studio e al lavoro insieme.  

“Non scoraggiarsi facilmente, non sperare troppo di trovare ‘il maestro’ che ci aiuta a crescere perchè spesso dobbiamo fare da sole” 

Cecilia Carrara

Nacque quindi il mio primo figlio, che oggi ha 14 anni. Pur continuando a viaggiare molto per lavoro, la mia vita si è centrata sin da allora su Roma, dove è basata la mia famiglia, e scelsi di interrompere l’attività di ricerca per lavorare a tempo pieno in studio. Diventai socia e dopo poco nacque la mia seconda figlia, che ha oggi 11 anni.

Dopo qualche anno valutai che era arrivato il momento di cambiare studio, sempre alla ricerca di una dimensione in cui potesse trovare spazio la mia aspirazione a lavorare in diritto commerciale internazionale e in un contesto aperto e in crescita. Ricevetti un’ottima opportunità da uno studio che si era appena costituito, fondato da un gruppo di professionisti di eccellenza, giovani e molto dinamici per il mercato italiano. Da allora sono passati quasi dieci anni, lo studio è diventato uno dei primi studi legali in Italia e io mi sono affermata in particolare nel settore dell’arbitrato internazionale, come speravo di poter fare fin da quando ho studiato la materia a 19 anni!

Quali sono stati i maggiori ostacoli che ha incontrato durante il percorso? Quali le maggiori soddisfazioni?

I maggiori ostacoli sono stati dati da una certa diffidenza tuttora molto diffusa nei confronti delle professioniste donne. Per di più, avendo studiato e vissuto molto all’estero, oltre che per carattere, credo di non rispecchiare la tipica idea di avvocato in Italia: questo significa che ogni volta devo conquistare la fiducia dei miei interlocutori. È buffo e un po’ amaro pensare che riscontro maggiore diffidenza in Italia che all’estero. Al tempo stesso, riuscire a superare gli ostacoli con le proprie diversità e specifiche caratteristiche senza perdere la propria individualità è anche il più grande motivo di soddisfazione.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua storia professionale?

Dei mentori no, ma ho avuto alcune figure di riferimento. Ho imparato molto anche da persone più grandi, nella cerchia della famiglia e degli affetti personali, che pur non essendo capi o colleghi sullo stesso posto lavoro mi hanno aiutato a conoscermi e ad affrontare le difficoltà che ho incontrato sul cammino.

Durante la sua carriera è sempre stata considerata alla pari dei colleghi o si è sentita in dovere di dimostrare qualcosa di più? Quanto è difficile essere donna e avvocato?

Dipende. Finché studiavo e in ambiente accademico in Germania mi sono sempre sentita alla pari. Ho sempre avuto eccellenti risultati ed ero sempre la più giovane in quasi tutti i contesti. È diventato più difficile col tempo e nel contesto degli studi legali, ed è stato inizialmente molto doloroso prendere atto che tuttora socialmente si percepisce una disparità negativa tra uomini e donne nel mondo professionale. Ora però mi sento più forte, e anche orgogliosa del mio essere donna. 

Che consigli darebbe alle giovani laureate che si stanno affacciando al mondo del lavoro per emergere e dimostrare le proprie capacità? 

Essere le più brave, e determinate rispetto ai propri obiettivi ma con una giusta dose di realismo. Non scoraggiarsi facilmente, non sperare troppo di trovare “il maestro” che ci aiuta a crescere perché spesso dobbiamo fare da sole, e – soprattutto – essere vicine alle persone cui si vuole bene, che sono anche coloro che ci sostengono nei momenti difficili.

Per coloro che desiderano avere dei figli, non rimandare troppo il momento. Da più giovani si hanno più energie, siamo più flessibili e meno esigenti, impariamo molto dai nostri figli e ci rendono più forti. 

 

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One Commento

  • Ho avuto il piacere di conoscere Cecilia di apprezzarne le qualità professionali e personali. Reputo Cecilia una persona seria, solida, con una buona capacità di comprendere in modo veloce e puntuale contesti e dinamiche diverse, dando sempre un contributo fattivo e propositivo.

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