romina guglielmetti

founding partner di starclex -
studio legale associato guglielmetti

Dopo una laurea in giurisprudenza conseguita all’Università degli Studi di Cremona e un master presso l’Università di Trento, Romina Guglielmetti ha lavorato presso diversi studi legali prima di diventare co-fondatrice di Starclex, studio legale associato Guglielmetti.

Attualmente ricopre anche il ruolo di amministratore indipendente presso alcune società quotate, è sindaco di effettivo di Enel S.p.A. e membro del comitato direttivo di Nedcommunity.

 

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • trasformare gli ostacoli in opportunità
  • parità retributiva e parità di genere
  • difficoltà della libera professione
  

Ci racconta brevemente la sua carriera? Quali sono stati i maggiori ostacoli incontrati lungo il percorso? Quali le maggiori soddisfazioni?

Diplomata al liceo classico D. Manin di Cremona, mi sono laureata in giurisprudenza all’Università degli Studi di Parma e ho poi frequentato un master breve in studi transnazionali presso l’Università di Trento. Ho collaborato 5 anni con lo studio Bonelli Erede e, dopo tre anni trascorsi presso lo studio notarile Marchetti, ho proseguito la mia esperienza professionale presso un noto studio legale milanese, del quale sono diventata partner nel 2010. Nel 2013, insieme al mio socio, Carlo Riganti, ho fondato Starclex, una piccola boutique che si occupa prevalentemente di corporate governance, diritto bancario, diritto societario e start up. Oggi Starclex conta una decina di collaboratori.

Sono attualmente amministratore indipendente di alcune società (Tod’s, Servizi Italia, ACF Fiorentina, Compass Banca e Pininfarina), sindaco effettivo di Enel S.p.A. e membro del comitato direttivo di Nedcommunity. Sono stata presidente di Banca Esperia (oggi incorporata in Mediobanca) e amministratore di NTV.

Inguaribile ottimista – quale sono – ho sempre cercato di affrontare gli ostacoli tentando di trasformarli in opportunità. Qualche esempio? Il fatto di non avere disponibilità economiche familiari mi ha stimolata, sin da quando ero molto giovane, a lavorare duramente per guadagnare abbastanza da mantenermi e da avere mezzi sufficienti per soddisfare le mie esigenze.

 Il fatto di aver percepito presto che, negli studi legali, le donne spesso sono discriminate, soprattutto in termini di parità retributiva, mi ha spronata a impegnarmi in iniziative concrete per ottenere la parità di genere (sono tuttora consulente del Ministero delle Pari Opportunità in materia) e mi ha indotta a dimostrare di aver le capacità di emergere in un mercato, quale quello degli avvocati d’affari, pur essendo “un’avvocato” con apostrofo al femminile. 

Quali sono state le mie maggiori

“La vera frontiera delle battaglie per la parità di genere passa dalla parità retributiva: a parità di competenze, meriti e rendimento uomini e donne devono essere pagati uguali.” 

Romina Guglielmetti

soddisfazioni? Di aver perseguito i miei obiettivi professionali senza abdicare al desiderio di avere una famiglia (sono sposata dal 2007 e ho due adorabili bambini, Francesca e Riccardo, di 8 e 10 anni) e senza rinunciare alla mia femminilità. Mi sono imposta, anche in anni in cui non era propriamente banale, di non emulare stereotipi maschili nel modo di essere e nel modo di proporsi nei contesti professionali. Infine, sono riuscita ad avviare un’attività indipendente, che, oltre a gratificarmi, consente di offrire un’opportunità di carriera a ragazze e ragazzi volenterosi.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua storia professionale?

Certamente hanno influito sul mio percorso professionali le figure femminili della mia famiglia, mia mamma e le mie nonne, che mi hanno insegnato la fiducia in me stessa, il senso della fatica e la gioia del sacrificio.

Un ruolo importante l’hanno esercitato anche i miei mentori presso l’Università di Trento, che mi hanno indirizzata verso l’avvocatura d’affari (…che, venendo io dalla provincia piacentina, nel 1998, non sapevo nemmeno che esistesse) e alcuni partner dello studio Bonelli Erede, che hanno sempre valorizzato le mie capacità.

Fondamentale è stato anche il contributo delle associazioni professionali e un ringraziamento speciale va a una mentore di qualche anno più grande di me che, tuttora, mi consiglia ogniqualvolta ho bisogno di un confronto e che so tiene molto alla propria riservatezza e non avrebbe piacere di essere citata per nome.

Cosa dovrebbe essere fatto per garantire uguali diritti ed opportunità di carriera alle donne avvocato (e non solo)?

Io mi sono sempre considerata, in generale, alla pari dei miei colleghi, pur riconoscendo che mi sono confrontata con persone con capacità superiori alle mie, così come con altri con capacità inferiori.

Il cuore del tema, tuttavia, non è, a mio avviso, tanto come ci sentiamo noi (intese come donne professioniste), quanto come veniamo percepite dagli altri: i colleghi e, talvolta, i clienti.

La situazione nel tempo è sicuramente migliorata, ma non bisogna abbassare la guardia, perché il pregiudizio di genere è figlio di impostazioni culturali sbagliate e i traguardi raggiunti vanno difesi nel continuo. Bisogna evitare che il timore di essere sottovalutate (e io, come tante, l’ho provato…) induca le donne a sentirsi in dovere di dimostrare quel “qualcosa in più”, che non ha ragione d’essere perché, innanzitutto, è in sé e per sé sbagliato se volto a competere in condizioni di sfavore precostituito, e, a maggior ragione, se – come avviene quasi sempre – non viene remunerato.

La vera frontiera delle battaglie per la parità di genere passa dalla parità retributiva: a parità di competenze, meriti e rendimento uomini e donne devono essere pagati uguali, facendo venire meno una discriminazione ricorrente che impatta significativamente sulla dispersione dei talenti e, quindi, sulla creazione di valore.

Che consigli darebbe alle giovani laureate in giurisprudenza che si stanno affacciando al mondo del lavoro per emergere e dimostrare le proprie capacità?

Quello della libera professione è un percorso difficile, per uomini e donne, in quanto altamente selettivo (solo i più bravi e molto specializzati riescono a costruire un portafoglio clienti che consenta di guadagnare adeguatamente), che richiede sacrifici costanti di lungo periodo (non ci sono ferie, ma “vacanze”, che si prendono quando si può e spesso si lavora anche nei giorni festivi) e che non offre paracaduti sociali (non ci sono strumenti di tutela efficaci per malattie e infortuni).

Alle giovani laureate in giurisprudenza consiglio di essere determinate negli obiettivi, di individuare l’ambito di specializzazione in cui affermarsi e di non farsi scoraggiare dalle difficoltà, a fronte delle quali, si possono conseguire grandi soddisfazioni. Io sono molto soddisfatta del mio lavoro e credo che, nel mio percorso di carriera sia stata fondamentale una gestione accurata del tempo e la capacità di organizzazione. Proprio perché l’esercizio della professione di avvocato non è una cento metri, ma una maratona con componenti proprie della corsa ad ostacoli, le energie vanno calibrate molto bene, avendo cura di non trascurare la propria vita personale.

 

E’ poi importante avere al proprio fianco compagni o mariti che si facciano proporzionalmente carico dei fabbisogni familiari, bilanciando i doveri quotidiani in modo equilibrato. Altrimenti, si possono creare disequilibri difficili da compensare, soprattutto quando si hanno figli piccoli o genitori anziani, che possono indurre a sacrificare obtorto collo la propria carriera.

 

Altre storie che potrebbero interessarti ...

Romina Guglielmetti
Catia Tomasetti
Cecilia Carrara
Bianca Del Genio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Follow by Email
Facebook
LinkedIn
Instagram