paola mosconi

responsabile Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità, IRCCS Mario Negri

Dopo la laurea in Scienze Biologiche conseguita presso l’Università degli Studi di Milano ed una specializzazione in Ricerca Farmacologica presso il Mario Negri, Paola Mosconi è stata ricercatrice nei settori della Farmacologia ed Epidemiologia Clinica.

Attualmente è responsabile del Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri  IRCCS di Milano. Le sue attività di ricerca sono nell’ambito del coinvolgimento di cittadini, pazienti e loro rappresentanze sui temi della salute e della ricerca, così come della loro corretta informazione e formazione. E’ socia fondatrice di EUROPA DONNA Italia e presidente della Fondazione Nerina e Mario Mattioli Onlus.

 

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • perché fare ricerca
  • assenza di capi dipartimento donna
  • l’importanza di figure di riferimento per le giovani 
  

Quando ha capito di voler fare ricerca, in particolare in campo farmacologico?

Ho sempre avuto passione per le materie scientifiche e per la biologia, per questo ho scelto quest’ultima disciplina all’Università. Fin da subito sono stata attratta dal mondo della ricerca e la strada si è definitivamente chiarita quando, al momento della tesi di laurea, ho visto incontrarsi il mondo della clinica e quello della ricerca. Ho infatti svolto una tesi sperimentale in microbiologia e antibiotico resistenza collaborando con i dati raccolti in un ospedale ad un progetto di ricerca dell’Istituto Mario Negri. E qui ho visto l’importanza del continuo scambio culturale tra i saperi, il significato della ricerca per il miglioramento della salute delle persone, il bello di essere sempre a cavallo tra novità e sfide.

Ci racconta brevemente la sua carriera, gli ostacoli maggiori e le soddisfazioni più grandi?

Subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare al Mario Negri con una borsa di studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Tre anni che si sono trasformati in otto anni prima di arrivare ad un concorso per la stabilizzazione della posizione. Borse di studio economicamente molto scarse tanto da insegnare subito un uso molto oculato e attento delle risorse […che peraltro mi è stato utile anche successivamente dati gli stipendi dei ricercatori]. Soldi pochi ma soddisfazioni. Ambiente vivace, colleghi con ampie visioni, le prime pubblicazioni e le prime relazioni in pubblico. 

 

“Molte donne, non vedendo figure di riferimento avanti a sé, purtroppo non sono neppure interessate a questi ruoli. L’esempio cambierà il mondo” 

Paola Mosconi

Capire di avere qualcosa di diverso da dire, una visione più ampia che deriva da uno scambio continuo di idee e dalla lettura della letteratura internazionale. L’esempio dei colleghi.

Su alcuni temi cui è legato il mio lavoro mi sento di poter riconoscere di aver avuto delle intuizioni significative per indirizzare la ricerca e di aver avuto la volontà di portarle avanti.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua storia professionale?

Certamente e molto importanti. Altri ricercatori del settore, persone con le quali ho lavorato gomito-gomito pensando e scrivendo progetti di ricerca, applicando metodi e analizzando i risultati.

Mi piace ricordare nello specifico Marinella Mandelli, Giovanni Apolone e Alessandro Liberati e sopra tutti loro Silvio Garattini, un grande Direttore.

È sempre stata considerata alla pari dei colleghi o si è sentita in dovere di dimostrare qualcosa di più?

Tranne all’inizio della carriera, i miei referenti sono sempre stati uomini. In un mondo come questo apparentemente “politicamente corretto” siamo tutti uguali con uguali possibilità. Nella realtà, anche al Mario Negri, i capi dipartimento sono ancora tutti uomini con rare eccezioni (1 su 8).  E così in molti gruppi di lavoro, in molti congressi tra i relatori, nelle redazioni delle riviste. Bisogna continuamente vigilare, ricordare la collega che potrebbe fare altrettanto bene quel lavoro o quella relazione, chiedere lo spazio, chiedere il rispetto di chi fa ricerca ma è anche madre, insomma vigilare, vigilare in continuazione. E naturalmente dimostrare di avere capacità, competenza e potenzialità.

Quali sono secondo lei i fattori che limitano la presenza femminile nelle posizioni di rilievo? Cosa è in nostro potere fare per limitare questa disparità?

Per molte donne il lavoro, la carriera, l’impegno politico e sociale sono difficili da conciliare con la famiglia in una società come la nostra dove i servizi a favore delle donne sono ancora molto scarsi. Molte donne, non vedendo figure di riferimento avanti a sé, purtroppo non sono neppure interessate a questi ruoli. L’esempio cambierà il mondo.

Che consigli darebbe alle giovani laureate con il desiderio di diventare ricercatrici?

Passione, fantasia, curiosità e studio, e avanti tutta.

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