marcella corsi

Professoressa ordinaria di Economia Politica

Dopo una laurea in Scienze statistiche presso l’Università La Sapienza di Roma ed un dottorato in Economia presso la University of Manchester, Marcella Corsi ha inizialmente lavorato come ricercatrice all’Istituto Studi Congiuntura (ISCO) ed ha svolto attività di consulenza per diverse istituzioni internazionali. 

Attualmente è Professoressa ordinaria di Economia Politica alla Sapienza Università di Roma e presidente di Minerva – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere.  

È socia fondatrice dell’associazione Economia civile e della rivista on-line inGenere.it.

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • l’importanza delle quote di genere
  • sotto-rappresentazione delle donne nella scienza
  • politica economica ed empowerment femminile
 
Quando è nato il suo interesse verso le materie economiche?

Non pensavo di studiare economia. Mi sarei voluta iscrivere a Fisica, poi su consiglio di mio fratello mi sono iscritta alla facoltà di Scienze statistiche. Al primo anno di studi ho incontrato Paolo Sylos Labini e questo ha cambiato la mia vita. Sylos Labini mi ha fatto capire come l’economia facesse parte della vita di tutti i giorni. Mi ha insegnato come realismo e rigore siano entrambi necessari per poter analizzare i problemi economici, e come sviluppo civile e sviluppo economico siano collegati imprescindibilmente. Una lezione che non ho mai dimenticato.

Ci racconta brevemente il suo percorso lavorativo, i successi ed i momenti più critici della sua carriera?

Ho cominciato a lavorare ancor prima di laurearmi. Dopo la laurea ho avuto lavori temporanei, fino a quando non ho vinto un concorso da ricercatrice a tempo determinato (5 anni) presso il WZB di Berlino Ovest. Mentre ero a Berlino, ho vinto una borsa di studio per andare a fare un dottorato in Inghilterra, all’università di Manchester.

Sono stati anni bellissimi ma molto duri. Pochi soldi e tante idee da sviluppare, non sempre con successo. Ma è andata bene: ho conseguito il dottorato nei tempi previsti e sono riuscita a pubblicare la mia tesi come monografia, sia in italiano sia in inglese. Questo mi ha poi permesso di vincere un concorso da ricercatore presso l’Istituto nazionale per lo studio della congiuntura (ISCO). Solo più tardi sono riuscita ad entrare in accademia, come professore associato presso la LUISS G. Carli.

 

“Le donne hanno minori opportunità di influenzare l’agenda scientifica e contribuire a risolvere le sfide contemporanee che le società si trovano ad affrontare.” 

Marcella Corsi

Sono infine approdata alla Sapienza università di Roma come professore ordinario, e lì ho fondato, due anni fa, Minerva – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua carriera professionale?

Come ho già ricordato l’incontro con Paolo Sylos Labini mi ha cambiato la vita. Ma devo molto a molti allievi di Sylos Labini con cui ho fatto ricerca nel corso degli anni: Andrea Saba, Salvatore Biasco, Paolo Palazzi, solo per ricordarne alcuni. Ma il mio vero mentore è stato Alessandro Roncaglia, con cui mi sono laureata e ho continuato a lavorare per tutta la mia vita lavorativa. Alessandro Roncaglia mi ha incoraggiata a portare avanti le mie ricerche, senza mai imporsi. Mi ha dato consigli, ma lasciandomi sempre libera di fare le mie scelte (e di compiere i miei errori).

Poi ci sono state molte colleghe con cui ho scambiato idee e riflessioni nel corso del tempo, soprattutto in ottica di genere. Sono le donne economiste con cui ho fondato il web-magazine inGenere.it (Francesca Bettio, Roberta Carlini, Annalisa Rosselli, Annamaria Simonazzi, e Paola Villa) e con cui condivido proposte di politica economica orientate all’empowerment femminile, nel privato e nel mondo del lavoro. Un nuovo modo di declinare il rapporto tra sviluppo economico e civile, tanto caro a Sylos Labini.

Ma le figure che più influiscono sulla mia vita professionale sono in realtà i miei allievi, giovani donne (Giulia Zacchia in primis) e giovani uomini (Carlo D’Ippoliti, Giulio Guarini e Fabrizio Botti) che mi aiutano a tenermi agganciata ad una realtà economica in continua evoluzione, mi forzano a tenere il loro passo alla scoperta di nuove prospettive di ricerca, e a coniugare rigore e realismo in ambiti di ricerca sempre nuovi.

Quali sono secondo lei i fattori che limitano la presenza femminile ai vertici aziendali? Che cambiamenti devono essere posti in atto per attuare una vera parità?

Io sono totalmente a favore delle quote di genere, che si tratti di favorire la maggiore presenza di donne nei vertici aziendali e/o di garantire l’accesso delle donne in settori dominati dall’altro sesso (come l’economia). Una vera parità è ancora molto lontana, e le disuguaglianze sono particolarmente accentuate nel campo scientifico. Le scienziate hanno difficoltà nel fare carriera nella ricerca e sono sotto-rappresentate nei processi decisionali legati alla ricerca in tutta Europa. Le donne hanno minori opportunità di influenzare l’agenda scientifica e contribuire a risolvere le sfide contemporanee che le società si trovano ad affrontare. La sotto-rappresentazione delle donne nella scienza è un grande spreco di talenti e risorse.

È necessario esplorare gli effetti di un gate-keeping dominato dagli uomini nella comunità scientifica, capire le dinamiche e le ragioni dietro la sotto-rappresentazione delle donne, ed elaborare strategie (le quote in primis) per affrontare queste problematiche.

Che cosa in concreto possono fare le donne per allinearsi lavorativamente? Ci sono degli atteggiamenti da cambiare per migliorare questa disparità?

Le donne fanno già tanto. Studiano, si impegnano, si mettono in gioco sul piano privato e su quello lavorativo. È la società che deve cambiare, riconoscendo le loro competenze e garantendo loro una maggiore equità di trattamento. Le norme sociali sono ancora legate ad una immagine della donna “custode del focolare”, educatrice, ancella e possibilmente madre. Si fa fatica ad affermare una identità femminile diversa dagli stereotipi, si tratta di una vera battaglia quotidiana. Logorante per molte.

Alcuni consigli per le giovani laureate?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello che dò sempre a mia figlia: bisogna credere in sé stesse, non aver paura di sbagliare. Si impara più dagli errori che dai successi, e non bisogna mai rinunciare ai propri sogni. Magari, essere più coraggiose nelle scelte formative può aiutare: mi piacerebbe vedere più donne iscritte ad ingegneria e più uomini iscritti a lettere. Nel rispetto della diversità, che sempre ci caratterizza e ci arricchisce.  

 

Altre storie che potrebbero interessarti ...

Flavia Barca
Giovanna Boggio Robutti
Graziella Bertocchi
Valentina Bosetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Follow by Email
Facebook
LinkedIn
Instagram