valentina bosetti

Professoressa Ordinaria di Economia dei Cambiamenti Climatici

Dopo una laurea in Scienze Ambientali presso l’Università Bicocca di Milano, un Master in Economia dell’Ambiente presso l’University College of London ed un dottorato presso Università Statale Milano, Valentina Bosetti è stata professoressa associata alla Bocconi e visiting fellow presso il Princeton Environmental Institute e il Center for Advanced Studies in Behavioral Sciences a Stanford.

Attualmente è Professoressa Ordinaria di Economia dei Cambiamenti Climatici nel dipartimento di Economia dell’Università Bocconi e Senior Scientist al Centro EuroMediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

 

 

 

 In questa intervista si parla di:

  • implicazioni delle attività economiche nell’ambiente
  • presenza di donne in economia ambientale
  • l’importanza di viaggiare
 

Quando è nato il suo interesse verso le materie economiche?

All’università studiavo Scienze Ambientali, e più studiavo gli ecosistemi di questo Pianeta più mi rendevo conto che il motore (spesso inconsapevole) della loro rovina fossero proprio le attività economiche. Ho sentito a quel punto il bisogno di capire meglio, da dentro, il funzionamento del sistema economico ma soprattutto di come estenderlo ad includere anche i preziosi servizi che la Natura ci fornisce.

Ci racconta brevemente il suo percorso lavorativo, i successi ed i momenti più critici della sua carriera?

Una volta finito il dottorato ho capito che l’università italiana mi stava trasformando in un essere livoroso e mi stava allontanando dal piacere della ricerca. Mi hanno offerto un lavoro come ricercatrice in una Fondazione privata e sono scappata. Ho viaggiato, vissuto all’estero, fatto quello che mi piaceva con passione. Ho vinto un prestigioso grant della Commissione Europea e questo mi ha permesso di esplorare il piacere di lavorare con un gruppo, di diventare mentore di ricercatrici e ricercatori più giovani. Ad un certo punto sono stata chiamata per un posto in Bocconi e da allora si è aggiunto anche l’insegnamento nella mia vita.

Ha avuto dei mentori o comunque delle figure che hanno influito sulla sua carriera professionale?

Durante il Master a Londra ho incontrato David Pearce, uno dei guru dell’economia ambientale. Nel suo ufficio c’era una foto di lui da giovane incatenato agli alberi.

Lui è la prima persona che ho incontrato nella mia carriera di studentessa che rispettavo interamente dal punto di vista accademico ma che condivideva completamente i miei valori. Mi ha mostrato che non dovevo nascondere da dove venivo e quali fossero i miei valori, ma che dovevo però essere allo stesso tempo scientificamente rigorosa nei miei metodi. 

“Viaggiate ora, prendete lavori lontani, attenuate i legami con le famiglie, i simboli e i modi del nostro Paese che rendono così difficile l’emancipazione.” 

Valentina Bosetti

Mentre facevo il dottorato ho passato un periodo negli Stati Uniti, a Cornell, e collaborato con un professore, Jon Conrad, che mi ha mostrato cosa fa un vero mentore per i suoi studenti. Anche grazie a lui ho imparato ad avere fiducia in me stessa. 

Quali sono secondo lei i fattori che limitano la presenza femminile ai vertici, in particolare in ambito economico?

L’economia, o meglio molte indirizzi dell’economia, sono dominati da costumi e modi–i toni di chi critica i tuoi lavori scritti, l’atmosfera e le domande durante le presentazioni– che spesso ricordano il far west. Il più forte non è chi ha la più lunga pistola, ma ci siamo quasi. Forse quest’atmosfera scoraggia chi la vede da fuori (a ragione!). L’economia ambientale è diversa, da sempre vi sono molte più donne nella comunità, i toni sono molto diversi e l’atmosfera è spesso inclusiva. Quale sia la causa e quale l’effetto non lo so perché non l’ho studiato. Però ho letto che le donne tendono a preferire le discipline con chiara e immediata utilità per il collettivo e quindi preferiscono ingegneria ambientale e ingegneria per lo sviluppo ad altre branche dell’ingegneria. Quindi potrebbe essere lo stesso anche per l’economia ambientale. La risultante più alta presenza di donne nel campo, anche tra le figure più senior, sarebbe la causa della diversa “atmosfera”. Però è solo un’ipotesi.

Quali indirizzi di specializzazione in ambito economico consiglierebbe alle studentesse di economia?

Economia dello sviluppo ed economia ambientale, come dicevo, sono naturalmente degli attrattori.

Altri consigli per le giovani laureate?

Viaggiate ora, prendete lavori lontani, attenuate i legami con le famiglie, i simboli e i modi del nostro Paese che rendono così difficile l’emancipazione (ragazze, una donna su due non lavora in Italia!). Fare esperienza sulla propria pelle dei mille modi in cui una donna può fiorire, liberata da questi vincoli, vi cambia per sempre. Poi le strade sono infinite.

 

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